
Prima di affrontare il punto che abbiamo chiamato Welfare: un sistema di solidarietà sociale, è opportuno fare alcune considerazioni generali sull'idea di fondo che anima il progetto comunitario che vogliamo costruire insieme a tutti coloro che vivono in questo paese e che percepiscono, come noi, la drammaticità del suo declino.
Prendiamo in prestito le parole di Franco Berardi che a Bologna sta tentando con molte altre intelligenze vive di portare avanti un'idea diversa di sviluppo cittadino, per formulare quello che crediamo sia il nostro compito centrale nel prossimo futuro: ridefinire l'idea stessa di benessere. Non suoni come utopia perché proprio la dimensione piccola del nostro paese ci permette di sperimentare forme di vita comunitaria inedite e a misura di essere umano in qualunque fase della vita esso si trovi. Il nostro obiettivo è quello di elaborare un'idea di paese "aperto e vivo".
Declinare allora le politiche sociali che vorremmo in termini di apertura e vivibilità significa non ragionare per emergenze e problemi, ma immaginare un tessuto cittadino vivo che ha in sé gli anticorpi per rispondere ai disagi. Questo non significa in alcun modo ignorare l'esistenza di problemi sociali anche gravi sul nostro territorio, ma affrontarli in maniera sistemica, consapevoli che le politiche sociali non sono sinonimo di servizi sociali: buone politiche sociali, capaci di attivare e coordinare le risorse umane, culturali, economiche e sociali di un territorio necessitano di servizi sociali in grado di monitorare il territorio e coglierne i problemi e in grado di attivare le risorse esistenti per risolverlo. Facciamo un esempio aprendo una questione che a me sta molto a cuore. Riguardo alle coppie di fatto politica sociale significa il riconoscimento del diritto degli esseri umani a convivere secondo le geometrie da loro preferite e impegno del Comune a garantire uguali diritti alle convivenze non omologate. Mentre servizi sociali vuol dire innanzitutto erogazione di servizi per migliorare la qualità della vita attraverso la presenza di asili nido, ludoteche e luoghi di aggregazione libera come i parchi, ma anche case popolari, ma significa anche monitoraggio perché all'interno delle famiglie, qualunque forma esse assumano, non avvengano sopraffazioni e violenze, che non vi siano situazioni di miseria e povertà, che e qualora questi problemi si presentino attiva risorse e competenze per risolverli.
I servizi sociali sono la presenza di uno sportello a cui rivolgersi qualora si ha un problema di cui la comunità e le istituzioni possono e devono farsi carico. Uno sportello che potremmo immaginare come una banca del tempo, ponendo le istituzioni come garanti di quel meccanismo che in molti posti già funziona per cui ciascuno singolo, istituzione, associazione mette a disposizione della comunità competenze, abilità e capacità, in cambio di altre competenze, abilità e capacità.
Banca del tempo allora può significare davvero che l'assistenza domiciliare per i soggetti che ne hanno bisogno, soprattutto anziani e persone con diversi tipi di disabilità, può estendersi e divenire gratuita perché il Comune può fare affidamento non solo sugli interventi specializzati di cooperative e di assistenti sociali, di cui qui non si vuole assolutamente sminuire l'importanza, ma su una fitta rete di solidarietà sociale, costituita dai singoli che vedono nella propria comunità lo strumento attraverso cui migliorare la propria qualità della vita. Esempi concreti di come può funzionare una banca del tempo può essere la situazione per cui una persona anziana insegna il filet o il punto croce a una ragazzina in cambio del suo aiuto per innaffiare l'orto e spolverare i soprammobili... Direte voi che prima era così.... appunto quando la strada, la corte, la piazza non erano luoghi solo fisici ma espressione della socialità dell'intera comunità che su di essi si affacciava.
Proprio per questo il parco dietro casa è un'altra idea che ci parla di politiche sociali, perché gli spazi comuni sono la radici di questo modello di benessere sociale.
L'attenzione a questo tipo di spazi e questo tipo di comunità ci permette di puntare l'attenzione su uno dei limiti maggiori delle attuali politiche sociali. Esaminando il piano di zona per il triennio 2005-2007, in cui pure sono espresse progettualità e idee valide, colpisce l'ottica spesso distorta della costruzione delle politiche sociali, in cui gli utenti sono non soggetti della definizione di un servizio che li riguarda in prima persona, ma beneficiari di una elargizione monetaria o dell'erogazione di un servizio, costruito da professionisti ma mai da chi lo deve vivere. L'ottica deve essere invertita: i cittadini, gli utenti del singolo servizio devono essere coloro i quali esprimono i propri bisogni, a cui l'Ente risponde mettendo al lavoro esperti e membri del gruppo utenti disposti a collaborare, reperendo risorse e, infine, erogando servizi, pensati su misura di chi ne ha bisogno.
Dunque reti di solidarietà, consulte e assemblee tra istituzioni, singoli e terzo settore, nelle sue molteplici articolazioni, dalle associazioni di volontariato alle cooperative sociali e di produzione lavoro, per mettere a frutto le intelligenze vive della nostra collettività, le loro professionalità e competenze. Per creare un sistema di welfare, di benessere che sia complessivo, pensato a misura delle persone che lo vivono.
Perché questo sia possibile è necessario che l'ente pubblico si faccia garante del fatto che al suo interno non vengano attuate forme di ipersfruttamento e di utilizzazione truffaldina del lavoro precario, che esso vigili affinché i suoi partner facciano altrettanto, che le ditte appaltatrici non abbiano lavoratori in nero o che non subappaltino ad aziende che ne facciano uso.
La nostra iniziativa cittadina non deve proporsi semplicemente in termini di buona amministrazione, ma deve farsi carico della gravità estrema della situazione generale, e proporsi come officina delle idee per una nuova politica. Per parafrasare ancora Franco Berardi: ci batteremo per avere una città che voglia essere tenera e piacevole da vivere, lenta nei suoi ritmi di vita e veloce nelle sue intuizioni innovative, una città laboratorio, in cui sperimentare nuove forme di comunità.
Welfare: un sistema di solidarietà sociale
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